Verso l’economia circolare della plastica in Europa e in Italia

Con la prima Plastics Strategy adottata il 16 gennaio 2018, l’Europa ha deciso di impegnarsi a modificare il modo in cui i prodotti in plastica sono pensati, utilizzati, prodotti e riciclati all’interno dell’UE.

La plastica è uno degli elementi maggiormente frequenti all’interno della vita di tutti i giorni, tanto che la sua presenza, per quanto si possa cercare di limitarla, resta comunque quasi indispensabile. Essa, però, rappresenta anche una delle maggiori fonti di inquinamento per il pianeta, anche perché la plastica è uno dei materiali che impiega più tempo a decomporsi (alcuni studi sostengono che ci vogliano dai 100 ai 1000 anni).

Il 16 aprile 2018 è stato approvato in via definitiva dal Parlamento europeo il pacchetto sull’economia circolare. L’accordo, in sintesi, prevede il 65% di riciclaggio dei rifiuti solidi urbani al 2035, con target intermedi del 55% al 2025 e 60% al 2030. Per gli imballaggi, invece, si prevedono target del 65% al 2025 e del 70% al 2030, con due sotto-obiettivi per gli imballaggi in plastica, che dovranno essere riciclati almeno per il 50% nel 2025 e per il 55% nel 2030. Per le discariche il target è fissato al 10% entro il 2035. Tutti questi target potranno essere rivisti nel 2024.

Per Legambiente si tratta di un importante passo avanti rispetto all’attuale quadro normativo, che accelera la transizione verso l’economia circolare in Europa. L’Italia rispetto a questo quadro, può davvero posizionarsi ai primi posti nell’Europa dell’economia circolare. Può infatti già avvalersi di tante esperienze di successo praticate da Comuni, società pubbliche e imprese private, che fanno della penisola la culla della nascente economia circolare europea.

Insomma, un passo in avanti verso la creazione di ricchezza sostenibile, uno dei tasselli sui quali l’Europa ha deciso di puntare per entrare nel futuro. L’idea è che recuperando le materie prime dai rifiuti, le aziende inquineranno meno e soprattutto taglieranno i costi nel processo produttivo. Non è l’utopia dei rifiuti zero, è qualcosa di più concreto. Tanto che la Cina sull’economia circolare sta investendo molto ma l’Europa, almeno in questo campo, per una volta è ancora in posizione di leadership e proprio per mantenerla ha deciso di andare avanti. Le quattro direttive introdurranno diverse novità, a partire dal rafforzamento della gerarchia di rifiuti grazie alla quale i governi dovranno ulteriormente rovesciare le loro politiche: la priorità dovrà essere prevenire la creazione dei rifiuti, in secondo luogo privilegiarne riparazione e riciclo, segue il recupero energetico attraverso i termovalorizzatori.

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